sabato 2 novembre 2013

proposta retrò: timballo di tagliolini

timballo di taglioliniHo riscoperto, e subito provato, questa ricetta pochi giorni fa a casa di mia suocera. Ancora di volta uno di quei cibi che ti rimette in pace con il mondo (ancora una volta comfort food direi).

250 grammi di tagliolini
mezzo litro di latte
quattro uova! (ok, non è proprio un piatto light)
un pezzo di burro
sale grosso
noce moscata

Per condire potete usare più o meno tutto quello che volete: ragout, sugo con le polpette (ottimo!), piselli, e devo assolutamente provare con i funghi.

Mettere a bollire il latte, aggiungete poco sale grosso e la noce moscata. Cuocere i tagliolini mescolando finché il latte non sarà assorbito. Aggiungere il burro, lasciate intiepidire. Unire le uova, mescolare per bene e mettere il tutto in forno finché si forma una crosticina croccante.

lunedì 28 ottobre 2013

Delia Smith's Complete Cookery Course

Quando ho parlato della meravigliosa Bibliotheca Culinaria berlinese dicevo di aver comprato alcuni libri fondamentali. Beh, uno di quelli era questo qui. E il merito è di Clara e Colin, amici con i quali condivido tra le altre cose la passione per la cucina.
Trovo che la cucina inglese sia un ottimo esempio di comfort food, quel cibo che ti fa sentire in pace, appagato e soddisfatto. Insomma, nonostante quel che si dice in giro della cucina inglese, io la adoro.
E Colin, che viene proprio dall'Inghilterra, mi ha fatto scoprire Delia Smith, riferimento fondamentale per la loro cucina.
Ho finalmente provato una prima ricetta, semplicissima ma di sicuro successo: gli yorkshire pudding, perfetti per accompagnare l'arrosto. Non potete immaginare la soddisfazione.
Da oggi ho deciso: mi voglio specializzare in arrosti, con lunghe cotture e intingoli vari, d'ora in poi sempre accompagnati dallo yorkshire pudding di Delia Smith.
Prossima prova: gli scones! E' una vita che cerco la ricetta perfetta, speriamo che questa sia la volta buona.

p.s. non trovate meravigliosamente kitsch l'immagine della copertina?

Delia Smith, Delia Smith's Complete Cookery Course, Book club associates 1983.

lunedì 26 agosto 2013

Profumi da Berlino!

Un paio di consigli spassionati nel caso doveste passare dalle parti di Berlino.
Non mancano ottimi ristoranti ma non ho intenzione di parlare proprio di quelli. Vi racconto invece di tre o quattro posti insoliti che vale la pena di sperimentare.

Bibliotheca culinaria
Un paradiso in terra se solo sapessi leggere in tedesco!! Quindi un piccolo inferno per me che avrei voluto comprare ciascuno dei libri esposti, a migliaia, meticolosamente suddivisi per categoria( uno scaffale da solo era dedicato alla fonduta!). Cucine esotiche di ogni tipo e, per fortuna, un piccolo angolo con libri in inglese, subito saccheggiato dalla sottoscritta.
La differenza tra questo posto e il londinese "books for cooks" è che qui i libri sono tutti rigorosamente usati e la collezione è frutto della passione dei proprietari,  Swen Kernemann-Mohr e Johannes Mohrhe, i quali per anni hanno accumulato libri su libri finché hanno deciso, finalmente!, di venderli.
Date un'occhiata al loro sito web!

Pasternak
In questo delizioso ristorante russo vale la pena se potete di fermarsi per il brunch.
Ad un prezzo davvero abbordabile (12 euro a persona se non ricordo male) potrete sedervi comodamente all'aperto in estate oppure in un elegante salotto e godervi un susseguirsi di piatti più che invitanti sistemati al buffet.
Dalla carne al salmone, dalla frutta a dolci meravigliosi sarà davvero difficile resistere alla tentazione di provare un po' di tutto, dopodiché sollevarsi dalla sedia potrebbe però diventare un problema!
Anche in questo caso per farvi un'idea del posto potete visitare la pagina internet. 

Caffè della Literaturhaus
Se volete prendervi una pausa dallo shopping frenetico o dalle mille attività culturali che Berlino offre questo è il posto ideale. A due passi dalla frenetica Kurfürstendamm c'è questo piccolo paradiso nascosto.
Un giardino raccolto e molto curato vi accoglierà all'ombra degli alberi oppure, se fa freddo, potrete sedervi nel giardino d'inverno e ammirare il panorama.
La possibilità di fare colazione fino alle 14 lo rende un posto interessante anche per uno spuntino di metà mattina o per il pranzo.
Un calendario di eventi vi darà anche l'occasione, a patto che parliate il tedesco, per una ulteriore tappa culturale.
Ecco il sito web.

mercoledì 17 luglio 2013

Torta di zucchine profumata al limone

E' tornata l'estate e di nuovo il mio piccolo orto è invaso dalle zucchine. Ogni scusa è buona quindi per sperimentare nuove ricette.
Questa è una torta salata con pochi ingredienti e un sapore fresco decisamente estivo e per nulla pesante.

ingredienti:
un rotolo di pasta sfoglia rotondo
una confezione di ricotta da 250 grammi
quattro zucchine medie
due spicchi d'aglio
due uova intere
la scorza di mezzo limone
olio extravergine di oliva
noce moscata
sale e pepe, meglio se avete quello di Sichuan
qualche fogliolina di menta e pinoli per decorare

Scaldate in una padella capiente l'olio e i due spicchi d'aglio interi schiacciati e non pelati;
aggiungete le zucchine affettate con una grattugia a fori larghi dopo averle private dei semi;
salate e lasciate cuocere per circa un quarto d'ora;
in una ciotola amalgamate la ricotta, le uova, sale, pepe, noce moscata e buccia di limone grattugiata;
quando le zucchine sono cotte mettetele a raffreddare e sgocciolare in uno scolapasta;
riscaldate il forno a 200°C;
unite le zucchine alla crema di ricotta;
stendete la sfoglia in una tortiera e riempitela con il composto di zucchine e ricotta;
decorate la superficie con i pinoli e la menta;
infornate per circa 25 minuti, o finché non risulta ben dorata.

martedì 2 luglio 2013

L'omelette

Ieri sera, con il frigo mezzo vuoto e poco tempo per preparare la cena, ho deciso di buttarmi per la prima volta, lo confesso, sull'omelette.
Avevo per fortuna in congelatore un sacchettino di asparagi, messi lì in primavera, e ho scelto di farmi guidare in questa piccola iniziazione dal maestro della cucina francese, Auguste Escoffier. Chi altri meglio di lui poteva mostrarmi la strada per ottenere il meglio in una delle basi della cucina europea?
così armata della sua Guida (ne dovrò scrivere qualcosa prima o poi), mi sono messa all'opera e in pochissimi minuti ho ottenuto davvero un'ottima cena. Certo, ci sono ancora ampi margini di miglioramento, ma con un po' di burro, qualche uova, sale e pepe (e gli asparagi ovviamente) il risultato è stato meraviglioso.
Sulla ricetta di Escoffier mi sento di dire una cosa: evidentemente per lui è talmente ovvio come va fatta una omelette, che non si sofferma quasi per niente sulla base, fornendo però un'infinità di suggerimenti per farciture e guarnizioni. A breve altre sperimentazioni sul tema!

lunedì 27 maggio 2013

Kitchen confidential

L'avevo scritto qui qualche tempo fa, ed è arrivato il momento di mantenere la promessa.
Ho iniziato a leggere la biografia di Anthony Bourdain con un po' di preconcetti e la quasi certezza che non mi sarebbe piaciuta, come non mi era piaciuta granchè quella di Gabrielle Hamilton, raccontata proprio nel post citato sopra.
E invece sono ben felice di dire che mi sono dovuta ricredere.
Kitchen Confidential è un libro spassoso, divertente e anche, a tratti, istruttivo. Bourdain sa come non prendersi troppo sul serio e dimostra padronanza assoluta del suo mestiere oltre a una straordinaria capacità di raccontarlo.
La narrazione porta il lettore dentro a un mondo parallelo, quello della ristorazione newyorkese, e gliene mostra i segreti più impensati. 
Questo sarà quindi il primo ma non certo l'ultimo dei libri di Bourdain che leggerò.

Anthony Bourdain, Kitchen Confidential, Feltrinelli 2005.

martedì 30 aprile 2013

Gnocchi con fiori di zucchina e zafferano

gnocchi fiori di zucchina zafferanoLa preparazione di questo piatto è nata di getto dopo aver visto una puntata in tv del mitico Giorgione, se non lo conoscete dovete assolutamente dare un'occhiata qui.
Ho apportato qualche variante alla sua ricetta in base agli ingredienti che avevo in casa ma vi assicuro che il risultato è stato più che soddisfacente.

ingredienti per due persone:

2 cipollotti
una decina di zucchine piccolissime con il fiore
mezzo bicchiere di latte
una cucchiaiata di philadelphia
una manciata di mandorle in scaglie
parmigiano reggiano
olio extravergine di oliva
zafferano
sale e pepe
gnocchi

Innanzitutto devo confessare che stavolta gli gnocchi  non li ho preparati, ho usato quelli surgelati. Se avete il tempo per farli freschi tanto meglio.

Affettate i cipollotti e rosolateli in un po' di olio;
affettate anche le zucchine e tenete da parte i fiori;
unite le zucchine ai cipollotti e lasciate cuocere con il coperchio per un quarto d'ora;
aggiungete i fiori e fate appassire,
versate il latte, sale pepe e zafferano, lasciate andare per un paio di minuti;
aggiungete gli gnocchi, le mandorle e il philadelphia e mescolate bene.
Se gli gnocchi sono freschi dopo un minuto potete toglierli dal fuoco, se sono surgelati di minuti ce ne vorranno cinque.
Impiattate e grattugiate a scaglie abbastanza grandi il parmigiano.

Con lo stesso condimento si può preparare anche un'ottima pasta, non rimarrete delusi.

giovedì 21 marzo 2013

Pasqua triestina: le titole e la pinza

Quest'anno mi sono messa in testa per la prima volta di fare la pinza e, soprattutto, le titole, un pane dolce con l'uovo sodo che si fa dalle nostre parti solo nel periodo della Pasqua. Io le titole le adoro!!
Era un'impresa che meditavo da molto di fare ma che mi metteva un po' di paura, perché, e ora posso confermarlo, richiede parecchio tempo a disposizione. Non avendo io parenti esperti che mi potessero passare la ricetta ho deciso di cercare un po' online, e sul sito bora.la ho trovato questa, che vi linko e riporto anche qui sotto per semplicità, e che mi sembrava perfetta.

La ricetta è di Lisa Angelini, della pasticceria Drops.
titolaL'unica modifica che ho fatto è stata sostituire parte della farina (circa 400 grammi) con la manitoba, per avere più certezze sulla riuscita della lievitazione.
pinza titolaIl risultato è stato fantastico (forse ci starebbe bene giusto un po' di zucchero in più), e le dosi che troverete nella ricetta mi hanno permesso di produrre tutto quello che vedete nella foto, quindi ce n'è abbastanza per il consumo personale e per parecchi regali.
Nel link trovate la ricetta per la pinza,  per le titole l'impasto è lo stesso, basta dare loro la forma di treccia e preparare le uova sode colorate. Unica cose che devo migliorare è proprio questa: le splendide uova viola che avevo preparato poi in forno sono diventate rosa e hanno trasferito un po' troppo colore all'impasto. Ora non mi resta che capire come superare questo scoglio, anzi, si accettano suggerimenti. Buona Pasqua!

Ingredienti: 
1 kg di farina, 50 grammi di lievito birra, mezzo litro di latte, 200 grammi di zucchero, 200 grammi di burro, 4 tuorli, 2 uova intere, un pizzico di sale, buccia di un arancio, buccia di un limone, rum 
Come si fa:
Dalla dose si prendono il mezzo litro di latte (precedentemente intiepidito ma che non superi i 28° C), il lievito di birra, 300 gr. di farina ed un cucchiaino di zucchero: da qui mescolare, fino a sciogliere il tutto, creando una pastella non troppo sostenuta.
Coprire con un canovaccio (per mantenere un’umidità di ca. il 70%) e lasciar lievitare sino al “respiro della pasta” ovvero quando le bollicine in superficie cominciano a scoppiare.
Lasciando da parte un uovo e il burro, a questo punto si possono aggiungere gli altri ingredienti cioè un po’ di farina (tenete un altro po’ da parte per gli impasti successivi), lo zucchero, quattro tuorli, un uovo, il rum, le bucce di arancio e di limone. Impastare per circa trenta minuti aggiungendo un poco alla volta il burro.
Far lievitare sino al raddoppio del volume dell’impasto. Poi lavorare di nuovo l’impasto e lasciar nuovamente lievitare sino al raddoppio.
Eseguire l’operazione ancora 2-3 volte. L’impasto ora è pronto: preparare quindi delle specie di “palle” della grandezza desiderata e pennellare la superficie con l’uovo sbattuto lasciando lievitare il tutto per circa 60 minuti e al termine tagliare la superficie a croce.
Infine infornare per circa 20-30 minuti a 180° C (la superficie della pinza dovrà essere dorata al termine della cottura).

mercoledì 13 marzo 2013

Il gusto delle donne


Anna, Pina, Valentina, Rosa, Jolanda, Annie, Rosangela, Livia, Silvia, Carla, Marella, Camilla, Margherita, Maida, Giannola, Mimma, Josè, Nadia, Emanuela, Luisa.
Sono i nomi delle meravigliose donne raccontate da Licia Granello. Dico meravigliose senza averle nemmeno mai viste in faccia (qualcuna di loro sì, per la verità, ma non è questo che conta), perché leggendo le loro storie pare davvero di vederle. Il libro fornisce brevi ritratti leggeri e appassionati di queste signore artefici di piccole rivoluzioni gastronomiche ma anche, e soprattutto, culturali.
Le sfide che ciascuna di loro ha dovuto vincere raccontano le battaglie quotidiane di tutte le donne, donne che non si lasciano abbattere dalle difficoltà quando si tratta di perseguire un obiettivo.
E così scopriamo per esempio la storia di Rosa Bosco, che dopo aver lavorato per un commercialista si dedicherà al vino mettendosi a studiare e a lavorare come mai prima di allora, e dedicandosi all'azienda di famiglia, che sarà costretta a lasciare dopo il divorzio, con il coraggio di ricominciare da capo con una produzione tutta sua.
Oppure la storia di Annie Fèolde, venuta in Italia dalla Francia come ragazza alla pari per imparare l'italiano. Qui incontra l'amore e insieme si risveglia una passione per il cibo che la porterà, con il marito  Giorgio Pinchiorri, ad avviare l'Enoteca fiorentina che raggiungerà presto le tre stelle Michelin.
E non posso non citare Giannola Nonino, simbolo della tenacia delle donne di una regione che è quella in cui vivo anch'io, la quale è stata in grado di coniugare cibo e cultura come pochi altri prima di lei.
Leggere questo libro ha risvegliato in me tante emozioni: la voglia di conoscere, di osare, di non arrendermi. E l'ammirazione nei confronti di queste donne che hanno dato, e continuano a dare, il loro prezioso contributo alla cultura e all'economia del nostro paese.

Licia Granello, Il gusto delle donne, Rizzoli 2012.

sabato 2 marzo 2013

La piccola cucina parigina

In genere si guarda alla cucina francese con una sorta di riverenza mista a timore. Nell'immaginario collettivo (per me almeno è così) è una specie di mito al quale non è facile avvicinarsi, non se si prendono ad esempio le ricette più classiche e complesse come vengono tramandate di solito.
Questo libro sembra avere tutte le carte in regola per darci l'opportunità di avvicinarci senza timore a questo magico mondo, fatto di pietanze ricche di sapori, di storia e anche, perché no, di gran classe!
Le immagini e l'impaginazione sono azzeccatissimi, fanno subito pensare a una cucina informale ma très chic!
L'autrice, Rachel Khoo, è una giovane donna inglese traferitasi a Parigi dopo aver studiato arte e design. Qui studia come pasticciera al prestigioso Cordon Bleu, scrive due libri di ricette e presto viene scelta dalla BBC per un programma di cucina dal titolo appunto The Little Paris Kitchen.
Vale la pena dare un'occhiata al programma, su youtube ne trovate diversi spezzoni, perché la piccolissima cucina di Rachel è un posto davvero delizioso.
Non mi resta a questo punto che provare qualche ricetta, vi farò sapere come va.

Rachel Khoo, La piccola cucina parigina, Luxury Books 2012.

mercoledì 13 febbraio 2013

Racconti gastronomici

Da Boccaccio a Marinetti, da Hemingway a Dahl, il libro raccoglie quaranta racconti che parlano di cibo. Cibo inteso come  nutrimento, come passione, come professione o come moda. 
Alcuni dei racconti sono toccanti e profondi, altri divertenti, un vero spasso, altri ancora forse un po' didascalici. Non per tutti il cibo è protagonista, in alcuni casi è piuttosto un pretesto.
Il libro è interessante, ricco di spunti senza dubbio. Però....
Però mi meraviglio del fatto che Einaudi abbia dato alle stampe una pubblicazione tanto mediocre, e mi dispiace dire una cosa del genere.
Per mettere insieme un po' di racconti che trattassero di cibo, idea divertente e molto furba in un'epoca in cui la gastronomia è la moda del momento, non occorrevano certo grandi capacità. 
Da una raccolta di questo tipo dunque mi sarei aspettata un livello almeno minimo di approfondimento. Dei testi pubblicati sono indicati solo l'autore, il titolo e la data ultima di pubblicazione. Sicché se volessi sapere chi è l'autore e in che anno scriveva dovrei chiedere aiuto a google, ed è quello che ho fatto.
Il libro in sintesi mi è piaciuto (certo, alcune storie di più, altre di meno), però un po' di date in più e qualche cenno biografico lo avrebbero reso assai più interessante. 

Racconti gastronomici, a cura di Laura Grandi e Stefano Tettamanti, Einaudi 2012.

sabato 9 febbraio 2013

Profumi dalla Bretagna: galettes ai broccoli e al formaggio

Il viaggio in Bretagna dell'estate scorsa ha irrimediabilmente condizionato la mia passione per la cucina e l'ha indirizzata verso cibi che fino ad allora avevo tenuto colpevolmente in scarsa considerazione.
In particolare mi riferisco alle crêpes. Mentre eravamo lì abbiamo scoperto che esiste una rete di crêperies gourmandes, una sorta di marchio di qualità che contraddistingue i locali che le migliori preparazioni delle tradizionali crêpes. Ne abbiamo provati tantissimi e vi consiglio di farlo se siete da quelle parti.
Inoltre ho comprato in un mercatino alcuni libri di cucina regionale francese, ed è da uno di questi che ho tratto la ricetta che racconto qui oggi. 
Io ho ridotto le dosi perché siamo solo in due ma riporto qui sotto la ricetta per 4 
presa dal libro. 

Le galettes (questo il nome per le crêpes salate, che vengono preparate usando la farina di grano saraceno) possono essere farcite in milioni di modi, io ho usato quello che avevo: broccoli e mozzarella per una delle due e stracchino e noci per l'altra, ma quanto a questo liberate la fantasia!

ingredienti:
350 grammi di farina di grano saraceno
3 uova (in verità un uovo intero più due tuorli)
50 centilitri di latte intero
20 centilitri di crème fraîche (io non ce l'avevo, ho usato un po' più di latte e anche un po' d'acqua, lo confesso)
burro e sale

Versate la farina in una ciotola, versate il latte e la crème nella ciotola e mescolate con un cucchiaio di legno.  Incorporate un uovo intero e due tuorli, aggiungete mezzo cucchiaino di sale. Mescolate bene finché il composto diventa omogeneo e senza grumi. Coprite e lasciate riposare per due ore a temperatura ambiente.

Scaldate una grande padella (meglio se avete quella senza bordi fatta apposta per le crêpes) e fate sciogliere una piccola noce di burro. A questo punto versate un mestolo di impasto, stendetelo bene nella padella e fate cuocere a fuoco lento. Rispetto alle crêpes "normali" quelle di grano saraceno impiegano più tempo a cuocere, circa 4 minuti ciascuna in tutto. Arrivati a metà cottura girate la crêpe.

Quando sono pronte inserite il ripieno che avete scelto e rimettete poco tempo sul fuoco (se è previsto del formaggio questo lo farà fondere la punto giusto).

Preparare questo piatto è gratificante per me,  perché trovo che la farina di grano saraceno abbia un profumo meraviglioso e la sua consistenza sabbiosa mi ricorda quando da bambina al mare giocavo a cucinare con la sabbia! Sono sicura che piacerà anche a voi.

venerdì 8 febbraio 2013

queste sono soddisfazioni!

Non so come sono riuscita a non dire niente fino ad ora, ma non potevo assolutamente rovinare la sorpresa!
Ormai però è fatta e posso vuotare il sacco.

Questa mia piccola paginetta ha partecipato alla creazione di un bellissimo progetto, frutto del lavoro instancabile di un bel po' di food blogger  e soprattutto di Ricette 2.0, comunità e motore di ricerca culinario di cui sono onoratissima di far parte!
Il risultato è Diamo del Tu ai Fornelli, un ebook che troverete nei principali ebook store. Non un semplice libro di ricette ma quasi una raccolta di storie di cibo e molto altro.
Per saperne di più andate a dare un'occhiata su www.diamodeltuaifornelli.it e poi precipitatevi ad acquistare l'ebook, mi raccomando!!!!!
E chissà che prima o poi non possa diventare anche un libro di carta da conservare gelosamente in cucina, io ci spero!

mercoledì 6 febbraio 2013

nuovo look!

Dopo due anni ho finalmente deciso di modificare un po' l'aspetto del mio piccolo blog cambiando l'immagine di sfondo. Quella che si vede adesso è davvero la cucina di Lucia, nel senso che è una fotografia dell'armadio che, nella mia cucina, contiene libri e spezie, sintesi perfetta delle mie passioni, e di questo blog.

sabato 2 febbraio 2013

La débâcle dei tortelli di zucca

Era da tempo che avevo un'enorme zucca che mi supplicava di essere utilizzata, così ho preso coraggio e ho deciso di preparare i tortelli di zucca.
Già dal titolo dovrebbe essere chiaro che non posterò alcuna ricetta, e che cercherò di riconoscere tutti gli innumerevoli errori che ho commesso e che mi hanno portata alla sconfitta finale.
Ho preso la zucca, l'ho tagliata a pezzi e l'ho messa in forno. Ho fatto raffreddare, tolto la buccia e frullato la polpa. Primo errore! Sarebbe stato molto meglio schiacciarla, perché il composto finale sarebbe stato meno acquoso.
A questo punto ho aggiunto amaretti, parmigiano, mostarda, pan e noce moscata, mescolato e lasciato riposare.
A questo punto ho preparato una tonnellata di pasta all'uovo, perché il ripieno era parecchio. Ho lasciato riposare anche questa e poi l'ho stesa sottile. Secondo errore! Troppo sottile, poi capirete perché.
Poi ho composto i tortelli (dei ravioli in verità) e li ho pazientemente adagiati su uno strofinaccio infarinato ben separati perché si asciugassero.
Dopo un po' li ho girati uno per uno così da farli asciugare meglio da tutti i lati.
I tortelli però li volevo conservare per il giorno dopo. E ormai avrete capito il casino che ho combinato.
Sono andata su internet a cercare qualche consiglio per la conservazione dei tortelli di zucca. Terzo errore! Non credere a tutto quello che trovi su internet! Certo, mi rendo conto che scriverlo in un blog è paradossale, ma tant'è.
Mi sono fidata e ho sistemato i tortelli in una vaschetta su più strati (sento già le vostre critiche levarsi in coro ma ormai il danno è fatto e lo so anch'io adesso che non avrei dovuto fare così) separati da carta argentata, ho messo in frigo fino al giorno dopo.
Lo spettacolo che mi si è presentato davanti era  una poltiglia di pasta e ripieno spiaccicata sui fogli di alluminio. Un disastro.
Mi veniva da piangere per tutto il lavoro e il tempo perso e per dover buttar via tutto quel cibo.
L'unica nota positiva è che alla fine ho preso coraggio e ho trovato un modo per rendere quel disastro almeno commestibile.
Ho raschiato via dall'alluminio quello che potevo, messo in una ciotola con un bel po' di parmigiano e besciamella, poi ho versato in una pirofila e messo in forno.
Non sarà un piatto raffinato e non lo preparerei di mia spontanea volontà, ma per lo meno non ho buttato tutto....
Sbagliando si impara, mi insegnavano da bambina, e quindi la prossima volta agirò di conseguenza!

mercoledì 23 gennaio 2013

Sangue, ossa e burro


Gabrielle Hamilton è una chef di successo a New York e racconta in una sorta di piccola epopea familiare la sua vita fino ad oggi: anni di viaggi, rapporti complicati e sregolatezze che l'hanno portata ad essere ciò che è diventata. E lo fa non senza quel po' di autocompiacimento di chi sente di avercela fatta con le proprie forze.
Racconta la dura gavetta fatta di lavori umili e faticosi e descrive luoghi e persone che hanno contribuito alla sua formazione di chef. Descrive la sua infanzia e la sua famiglia di origine, oltre ad un matrimonio che dall'inizio si era dimostrato poco convincente.
È un romanzo accattivante che però non racconta quanto mi sarei aspettata il rapporto con il cibo e che termina con un capitolo incentrato sull'Italia davvero troppo intriso di luoghi comuni sugli italiani spesso assai poco vicini alla realtà.
Anthony Bourdain l'ha definita la migliore autobiografia di uno chef che sia mai stata scritta. A questo punto non potrò esimermi dal leggere anche la sua di autobiografia, sarà interessante scoprirne le differenze.

Gabrielle Hamilton, Sangue, ossa e burro, Bompiani 2012.