mercoledì 23 gennaio 2013

Sangue, ossa e burro


Gabrielle Hamilton è una chef di successo a New York e racconta in una sorta di piccola epopea familiare la sua vita fino ad oggi: anni di viaggi, rapporti complicati e sregolatezze che l'hanno portata ad essere ciò che è diventata. E lo fa non senza quel po' di autocompiacimento di chi sente di avercela fatta con le proprie forze.
Racconta la dura gavetta fatta di lavori umili e faticosi e descrive luoghi e persone che hanno contribuito alla sua formazione di chef. Descrive la sua infanzia e la sua famiglia di origine, oltre ad un matrimonio che dall'inizio si era dimostrato poco convincente.
È un romanzo accattivante che però non racconta quanto mi sarei aspettata il rapporto con il cibo e che termina con un capitolo incentrato sull'Italia davvero troppo intriso di luoghi comuni sugli italiani spesso assai poco vicini alla realtà.
Anthony Bourdain l'ha definita la migliore autobiografia di uno chef che sia mai stata scritta. A questo punto non potrò esimermi dal leggere anche la sua di autobiografia, sarà interessante scoprirne le differenze.

Gabrielle Hamilton, Sangue, ossa e burro, Bompiani 2012.

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