sabato 24 maggio 2014

Giorgione Orto e cucina

Lo aveva promesso ed ora eccolo qua, il libro di Giorgione. Generoso e saporito come la sua cucina.
Suddivise rigorosamente in base alle stagioni, le ricette vengono raccontate come farebbe un nonno o un vecchio zio che insegna al nipote a cucinare. Piatti semplici e saporiti ci riportano con una buona dose di ironia ai sapori della campagna. Un'occasione per dimenticare la cucina molecolare, la nouvelle cuisine e i vari Cracco e Bottura e tuffarsi in melanzane ripiene, gnocchi ai fiori di zucca, frittate con le erbe di campo. Un piccolo saggio sulla stagionalità che, in un'epoca in cui sembra normale mangiare le fragole a dicembre, è un esercizio che non può fare che bene.
Regina indiscussa è la cipolla di Cannara, piccola città umbra vicina ad Assisi. Presidio Slow Food dal 2007, è disponibile in tre diverse varietà, rossa, dorata e borrettana, e nelle ricette di questo libro dimostra la sua intrigante versatilità.
Consigliato insomma a chi ama la cucina rustica ma sconsigliato a chiunque voglia mettersi a dieta!


Giorgio Barchiesi, Giorgione. Orto e Cucina, Gambero Rosso 2014.

lunedì 19 maggio 2014

Il segreto della Pavlova

Anna Pavlova era una ballerina russa tra le più famose nei primi anni del novecento. Pare che sia stata lei ad ispirare lo chef di un hotel di Wellington, in Nuova Zelanda, quando nel 1926 ha deciso di creare una nuova meravigliosa torta. Da allora la Pavlova è, insomma, il dolce nazionale in nuova Zelanda e anche in Australia.Una sontuosa base di meringa (croccante fuori e morbida dentro) sormontata da un vero e proprio tripudio di chantilly e coronata da frutta di vario genere.
pavlova frutti di boscoDalla Nuova Zelanda avevo portato con me due libri di cucina, e in entrambi la ricetta per la Pavlova era la medesima e prevedeva l'uso di albumi, zucchero, maizena, aceto e vaniglia. Non una classica meringa insomma. Non vi scrivo nemmeno le dosi semplicemente perché ... la ricetta non funziona!
Insomma, ci ho provato, l'ho seguita passo passo (ci sono volute ore ed ore), e ho buttato nel cestino la meringa gommosa e appiccicosa che ne era risultata.
Ma non mi sono rassegnata del tutto. Volevo ad ogni costo riuscire a realizzare questa meraviglia  e allora ho deciso di affidarmi ancora una volta a lei, mio punto di riferimento culinario: Delia Smith.
A questo punto però non avrete da me nessuna ricetta, dovete sudarvela un po' anche voi. Procuratevi il suo libro! Non potete assolutamente farne a meno.
Il risultato, nella fotografia qui accanto, e i commenti unanimi di chi l'ha fatta fuori in pochi secondi sono garanzia di successo.

martedì 13 maggio 2014

Pepi nella grande mela!

Come promesso non posso fare a meno di raccontare una serata davvero fuori dal comune.
A Manhattan, a due passi da Madison Square Park due triestini coraggiosi hanno aperto l'Osteria del Principe. Un ristorante italiano con un'attenzione particolare ai prodotti del Friuli Venezia Giulia.
Mentre mi trovavo a New York un ospite d'eccezione li ha raggiunti: Pepi S'Ciavo.
Se siete delle mie parti o se siete passati qualche volta da Trieste dovreste conoscerlo già, altrimenti provo a riassumervelo così: il Buffet da Pepi (meglio noto appunto come Pepi S'Ciavo, alla lettera Giuseppe lo Sloveno) è un locale nel centro della città che da tempo immemore prepara in maniera impeccabile il bollito. Meta immancabile per uno spuntino veloce, è una vera e propria istituzione. Rimando chi volesse approfondire la questione a questo bell'articolo di Dissapore.
Insomma, Pepi è arrivato nella grande mela per far assaggiare la sua porzina al grande pubblico e nessuno è rimasto deluso. In una bella serata accompagnata da buona musica, vini e birre italiane la sua caldaia ha deliziato ospiti di ogni nazionalità.
Se avete letto qualche post in questo blog, o se mi conoscete di persona almeno un po', sapete quanto io preferisca, se sono all'estero, provare la cucina del posto. Dirò di più, non vado proprio mai a mangiare nei ristoranti italiani all'estero. Però questa volta l'occasione era talmente surreale che non ho potuto esimermi, e ne è valsa la pena. Perché è stato un modo per chiarire che la cucina italiana non è fatta solo di pasta e risotto, ma che ci sono infinite varietà di piatti diversi in ciascuna città, ognuno con la sua storia e ognuno in grado di raccontare tanto del territorio dal quale proviene.

giovedì 8 maggio 2014

Profumi da New York!

In clamoroso colpevole ritardo ecco un po' di idee frutto del viaggio a New York.
Non è facile mettere insieme le idee e scegliere che cosa raccontare.
In un post di qualche tempo fa raccontavo di aver letto di una deliziosa libreria dell'usato di libri di cucina. il nome era Cookbooks e (come poteva essere altrimenti?) l'ho trovato chiuso!
Senza scoraggiarmi sono passata all'indirizzo successivo: Bonnie Slotnick Cookbooks. In una graziosa strada del Village si trova queste piccola mecca per appassionati di cucina. Stipati in pochissimi metri quadri troverete centinaia di libri di cucina, alcuni più rari altri meno, alcuni in ottime condizioni altri non così tanto. Ci sono anche un po' di copie firmate e qualche accessorio vintage. Vale sicuramente il passaggio ma non lo definirei imperdibile (Bibliotheca Culinaria a Berlino è decisamente su un altro livello, ma dovete conoscere il tedesco), e ritengo che i prezzi indicati fossero decisamente troppo alti (spesso praticamente uguali al libro nuovo).
Impossibile invece perdersi Kitchen Arts and Letters. Avrei potuto trascorrerci la giornata. Tutti i libri che avrei voluto possedere erano lì, suddivisi per zona geografica e per tipologia. Libri nuovi, libri vecchi, libri che non sapevo di volere! La carta di credito ha avuto il suo bel da fare.

In tutta la città e a tutte le ore i profumi degli hot dog si mischiano a quelli dei noodles e del kebab. Le mille popolazioni che si intrecciano portano con sè, per fortuna, ciascuna la propria cultura culinaria. Ed è quindi, lo è stato sicuramente per me, l'occasione per avvicinarsi a piatti dalle più disparate provenienze.

Un po' di pensieri alla rinfusa allora, cose fa fare assolutamente mentre si è a New York:
Mangiare in uno o due ristoranti a Chinatown. Se non siete stati in Cina ma avete mangiato cinese solo in Italia noterete una grande differenza di piatti, di sapori e di sfumature.
Concedersi un panino all'aragosta e una zuppa alle vongole del Maine. Il Maine non è poi così lontano.
Un hamburger come si deve è una tappa obbligatoria.
Girovagare tra i mercati, ci troverete frutta mai vista prima, specialità da ogni parte del globo e stravaganze locali. Fare anche un salto al Chelsea Market, una ex fabbrica di biscotti Oreo. Se dovesse piovere state al riparo e non sfuggite ai molti richiami enogastronomici (c'è anche un enoteca davvero ben fornita).
Addentare una cupcake di Magnolia Bakery.

Ringrazio gli amici (più di uno per la verità) che ci hanno consigliato per la colazione Barney Greengrass. E' il Re dello storione e le uova sono spettacolari. L'ambiente, praticamente uguale da cent'anni, è rassicurante e confortevole.

Mi riservo ancora di raccontare una serata davvero inusuale che ha portato un po' della mia città oltreoceano...