martedì 24 giugno 2014

Scrivi come mangi

Io Dissapore l'adoro. Ci puoi trovare di tutto e io leggo i loro pezzi in continuazione. Oggi ci ho trovato questo: Scrivi come mangi. Che coniuga la mia passione per il cibo con la mia ossessione (fastidiosissima per qualcuno) per la grammatica.
Al di là del fatto che si dica barbecue o BBQ (le abbreviazioni poi mi fanno inorridire... leggere "olio evo" per esempio mi fa venire la pelle d'oca), mi ha divertita pensare a cosa ciascuno di noi possa intendere con questo termine. Io poi continuo timidamente ad usare la parola, antichissima per carità, "grigliata".
Sulla griglia ci metto di solito carne di maiale, marinata nei modi più svariati, in tutti i suoi tagli e, cosa tipica delle mie parti, i ćevapčići, piccole salsicce di carne tritata e speziata di origine balcanica. Non ho ancora mai provato a preparali da me, ma non si può dire cosa succederà in futuro.
I condimenti sempre presenti a tavola in queste occasioni sono senape e ajvar, una salsa a base di peperoni che può essere più o meno piccante. La cosa che mi interessa, leggendo e parlando con le persone, è scoprire, anche nel mondo della grigliata, come si declinino le diverse culture regionali italiane. Cosa si griglia in Veneto? cosa in Piemonte? quali sono i condimenti che si usano nel Molise o in Campania?

L'interrogativo comunque rimane: con il termine barbecue si intende genericamente la cottura alla griglia o ci si riferisce ad un determinato tipo di pietanze e con determinati condimenti importati per lo più dai paesi anglosassoni?

mercoledì 18 giugno 2014

Campari

L'imminente arrivo dell'estate, con il suo corollario di bevande colorate e zuccherose, capitanate dall'ormai onnipresente spritz aperol (lo spritz "normale", per me, è altra cosa) mi ha fatto venir voglia di andare a leggermi un po' di notizie riguardo alla storia di cocktail e aperitivi.
Tra i classici nostrani (pensiamo al Negroni e all'Americano) molti utilizzano il Campari. Ed è di questo che oggi ho voglia di scrivere.
Il perché è presto detto: Campari non fa solo parte della tradizione enogastronomica di questo paese, esportata peraltro in tutto il mondo, ma ha lasciato un'impronta indelebile anche nella storia del costume e dell'arte del Novecento.
Quella che oggi è una società quotata in borsa era all'inizio un semplice bar diNovara. Si chiamava Caffè dell'Amicizia ed è lì che Gaspare Campari, negli anni sessanta dell'Ottocento, ha messo a punto la sua ricetta. Si tratta di una ricetta segreta, ad oggi rimasta invariata. Quello che sappiamo per certo è che contiene alcol, acqua, erbe aromatiche e frutta. Il locale, che cambia sede, nome e proprietario, rimane nelle mani della stessa famiglia fino agli anni venti del Novecento. Il bar Campari sarà il fulcro della nuova moda dell'aperitivo, a cui il suo nome rimane ancora adesso indissolubilmente legato.
Più o meno a partire dagli anni Venti il futuro di Campari inizia a legarsi, in una serie di reciproci scambi, al mondo dell'arte. In particolare deve molto alle campagne pubblicitarie affidate a Fortunato Depero, artefice anche del disegno della nuova bottiglia monodose del Campari Soda, una vera e propria rivoluzione. Depero arriva addirittura a scrivere, nel 1931, il Numero Unico Futurista Campari, un trattato sull'arte legata alla pubblicità. Ma il sodalizio era a quel punto già ben consolidato, al punto che alla Biennale d'Arte di Venezia del 1926, Depero aveva dedicato una sua opera al commendator Campari, intitolandola Squisito al Selz.
Prima di Depero era toccato a Marcello Dudovich, che già nel 1901, mentre lavorava con le Officine Grafiche Ricordi, aveva realizzato il manifesto "Coppia al tabarin", di colore rosso come la bibita che pubblicizza.
Negli anni Sessanta spetta a Bruno Munari il compito di proseguire le campagne pubblicitarie, e lo  fa in particolare con il progetto Declinazione grafica del nome Campari.
Guido Crepax contribuisce in particolare a rafforzare il legame dell'azienda con lo sport, negli anni delle Olimpiadi di Roma, quando Campari diventa il primo sponsor olimpico della storia moderna.
Pittori, grafici e registi che hanno dato il loro contributo alla fama di Campari nel mondo sono così tanti che non basterebbe un libro intero.

Ahi, ahi! Oggi mi sono davvero dilungata.
La collaborazione tra arte e produzione enogastronomica è un tema affascinante, che può raccontare storie che non finiscono di sorprenderci.

Per ora eccovi un po' di link dai quali partire, nel caso vi venisse voglia di approfondire l'argomento:

http://www.campari.com/it/it/campari-world/storia/
http://ilpuntomagazine.net/2013/07/03/il-futurismo-e-campari/
http://www.elapsus.it/home1/index.php/blog/arte/design/557-la-bottiglia-campari-di-depero
http://www.itart.it/depero-pubblicita-come-arte/
http://nuovaoggettivita.blogspot.it/2013/09/futurismo-campari-la-polibibita.html
http://www.archifood.com/index.php/botta-mario-campari-arte-e-passione
http://foodadv.it/adv/history-food-campari-larte-nella-pubblicita/

venerdì 13 giugno 2014

Munchies

Stanchi di programmi tv in cui vi insegnano per la centesima volta come preparare il pesto alla genovese?
Stufi di megachef che sembrano aver abbandonato definitivamente il loro lavoro e le loro cucine per dedicarsi al puro intrattenimento?
Annoiati da personaggi più o meno famosi che si improvvisano cuochi di fronte alle telecamere?
Abbandonate ogni preconcetto e tuffatevi nel mondo dei Munchies!
Tra un articolo serio e qualcuno faceto sul mondo del cibo troverete decine di video che vanno dalle serate in giro per locali in compagnia di veri cuochi, partendo proprio dalle loro cucine, a pratici e divertenti tutorial su come preparare il perfetto gin-tonic, come utilizzare al meglio una vecchia bottiglia di vermouth, e anche (ma questo è meglio dimenticarlo) come fare una disgustosa pavlova ricoperta di dolcetti e caramelle gommose. Mi sono sentita moralmente obbligata a guardare anche questo video ma voi potete tranquillamente farne a meno.
Le serate a zonzo con gli chef sono invece assolutamente da vedere. Lontane anni luce da quanto ci propone oggi la tv, sono un modo divertente per conoscere in quindici minuti i posti migliori per mangiare in tante città (posti spesso molto economici e defilati ma sempre molto caratteristici).
Memorabile il pezzo sul perfetto cheeseburger: partendo da un grosso pezzo di manzo in pochi minuti uno chef alquanto pittoresco prepara un succoso cheeseburger al quale è impossibile resistere. Provare per credere.
Da oggi non posso più fare a meno dei Munchies.

domenica 1 giugno 2014

Perchè Viva la Pavlova?

Questo non è un blog di ricette. Se lo avete scorso un po' avrete notato che di ricette ce ne sono poche, ci sono piuttosto racconti di posti visitati, di sapori, di letture, più o meno scientifiche che hanno a che fare con il cibo.
La Pavlova è legata per me ad un viaggio importante, e ad un paese, la Nuova Zelanda, che mi ha aperto nuovi orizzonti.
La Pavlova è un dolce retrò. E io, lo ammetto, sono un po' retrò. Mi piacciono i sapori di una volta, amo quelle ricette raccontate che si trovano nei libri scritti almeno cinquant'anni fa. Qualche volta dico addirittura che mi sarei vista bene negli anni Cinquanta.

Questo è un nuovo inizio e il merito non è del tutto mio, anzi. Devo la scelta di questo nome all'intuizione di un amico. E per questo regalo non lo ringrazierò mai abbastanza. Per fortuna ha chiesto di essere pagato in porzioni di Pavlova! Prometto che non mi tirerò indietro.