mercoledì 18 giugno 2014

Campari

L'imminente arrivo dell'estate, con il suo corollario di bevande colorate e zuccherose, capitanate dall'ormai onnipresente spritz aperol (lo spritz "normale", per me, è altra cosa) mi ha fatto venir voglia di andare a leggermi un po' di notizie riguardo alla storia di cocktail e aperitivi.
Tra i classici nostrani (pensiamo al Negroni e all'Americano) molti utilizzano il Campari. Ed è di questo che oggi ho voglia di scrivere.
Il perché è presto detto: Campari non fa solo parte della tradizione enogastronomica di questo paese, esportata peraltro in tutto il mondo, ma ha lasciato un'impronta indelebile anche nella storia del costume e dell'arte del Novecento.
Quella che oggi è una società quotata in borsa era all'inizio un semplice bar diNovara. Si chiamava Caffè dell'Amicizia ed è lì che Gaspare Campari, negli anni sessanta dell'Ottocento, ha messo a punto la sua ricetta. Si tratta di una ricetta segreta, ad oggi rimasta invariata. Quello che sappiamo per certo è che contiene alcol, acqua, erbe aromatiche e frutta. Il locale, che cambia sede, nome e proprietario, rimane nelle mani della stessa famiglia fino agli anni venti del Novecento. Il bar Campari sarà il fulcro della nuova moda dell'aperitivo, a cui il suo nome rimane ancora adesso indissolubilmente legato.
Più o meno a partire dagli anni Venti il futuro di Campari inizia a legarsi, in una serie di reciproci scambi, al mondo dell'arte. In particolare deve molto alle campagne pubblicitarie affidate a Fortunato Depero, artefice anche del disegno della nuova bottiglia monodose del Campari Soda, una vera e propria rivoluzione. Depero arriva addirittura a scrivere, nel 1931, il Numero Unico Futurista Campari, un trattato sull'arte legata alla pubblicità. Ma il sodalizio era a quel punto già ben consolidato, al punto che alla Biennale d'Arte di Venezia del 1926, Depero aveva dedicato una sua opera al commendator Campari, intitolandola Squisito al Selz.
Prima di Depero era toccato a Marcello Dudovich, che già nel 1901, mentre lavorava con le Officine Grafiche Ricordi, aveva realizzato il manifesto "Coppia al tabarin", di colore rosso come la bibita che pubblicizza.
Negli anni Sessanta spetta a Bruno Munari il compito di proseguire le campagne pubblicitarie, e lo  fa in particolare con il progetto Declinazione grafica del nome Campari.
Guido Crepax contribuisce in particolare a rafforzare il legame dell'azienda con lo sport, negli anni delle Olimpiadi di Roma, quando Campari diventa il primo sponsor olimpico della storia moderna.
Pittori, grafici e registi che hanno dato il loro contributo alla fama di Campari nel mondo sono così tanti che non basterebbe un libro intero.

Ahi, ahi! Oggi mi sono davvero dilungata.
La collaborazione tra arte e produzione enogastronomica è un tema affascinante, che può raccontare storie che non finiscono di sorprenderci.

Per ora eccovi un po' di link dai quali partire, nel caso vi venisse voglia di approfondire l'argomento:

http://www.campari.com/it/it/campari-world/storia/
http://ilpuntomagazine.net/2013/07/03/il-futurismo-e-campari/
http://www.elapsus.it/home1/index.php/blog/arte/design/557-la-bottiglia-campari-di-depero
http://www.itart.it/depero-pubblicita-come-arte/
http://nuovaoggettivita.blogspot.it/2013/09/futurismo-campari-la-polibibita.html
http://www.archifood.com/index.php/botta-mario-campari-arte-e-passione
http://foodadv.it/adv/history-food-campari-larte-nella-pubblicita/

2 commenti:

  1. Ciao Lucia sono Aldo (http://alberodellagastonomia.blogspot.it/) arrivo in ritardo da te, scusami! Ho guardato il tuo blog e devo dire che è molto curato, preciso e approfondito, complimenti! Inoltre per questo articolo hai un complimento speciale (sai che ho avuto un corso all'Università in cui una parte del programma verteva sui grandi pubblicitari e quindi sull'arte nelle etichette....?! ) Insolito, azzeccato e preciso!

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  2. Grazie mille!! mi interessa molto come argomento l'arte nelle etichette! magari ti chiederò qualche informazione in più a proposito di questo.

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